Alla giunta regionale dell’Emilia Romagna l’Enalcaccia suggerisce alcune alternative al piano di controllo del colombaccio. La sintesi è facile: meglio più caccia.
Mentre la caccia rispetta gli equilibri della natura e dell’ambiente, alla lunga un piano di controllo che dispone un numero elevato di abbattimenti anche durante il periodo della nidificazione e dell’allevamento dei pulli rende inevitabili risvolti negativi sull’intera popolazione: pertanto, intervenendo su una questione che ormai ha valicato il perimetro dell’Emilia Romagna, l’Enalcaccia (la nota la firma il presidente nazionale Lamberto Cardia) invita la giunta regionale a revisionare le proprie decisioni sul colombaccio.
Per ridurre i danni all’agricoltura, sostiene l’Enalcaccia, più che predisporre un piano di controllo è utile estendere al massimo la stagione di caccia al colombaccio, dalla preapertura (senza limiti di forma: sia vagante sia da appostamento) alla fine di gennaio, portare a cinque le giornate settimanali e contestualmente aumentare il carniere.
Nei periodi di maggiore criticità, ossia la semina e la germinazione dei cereali, ci si può associare «l’uso di dissuasori cromatici»: il colombaccio infatti è «una specie molto timorosa, e in grado di distinguere i colori».
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