La Libera Caccia contro il Parco nazionale del Matese

La Libera Caccia contro il Parco del Matese: monte Miletto
© Giuma / shutterstock

Paolo Sparvoli, presidente della Libera Caccia, appoggia le proteste contro la creazione del Parco nazionale del Matese.

Anziché valorizzare il massiccio del Matese, il Parco nazionale di cui dal 2017 s’attende la nomina dell’ente gestore «si rivelerà il solito carrozzone burocratico, capace di sfornare solo una serie infinita di divieti»: ne è convinto Paolo Sparvoli, presidente nazionale della Libera Caccia, che prevede che «come quasi tutte le aree protette, in particolare urbane e suburbane, si trasformerà in un’altra comoda nursery, nella quale i cinghiali e le altre specie problematiche e in sovrannumero possano riprodursi in maniera incontrollata e incontrollabile».

Destinato a incidere su ben quattro province (Isernia, Campobasso, Caserta e Benevento) e su due regioni, Molise e Campania, secondo Sparvoli il Parco nazionale del Matese renderà soddisfatti «solo alcuni animalisti e una manciata di stipendiati»; diventerà difficile la gestione della fauna, e impossibile la vita della popolazione: «quasi tutte le aziende, specie quelle zootecniche, agricole e boschive, non potranno più operare».

La Libera Caccia dunque si unisce alla protesta (anzi, «alla ribellione») degli allevatori, degli agricoltori, dei boscaioli, dei raccoglitori di funghi e di tartufi, dei cacciatori e dei quattro comitati che stanno raccogliendo le firme per chiedere l’abrogazione della legge istitutiva del Parco nazionale. Nella maggior parte dei casi, chiosa Sparvoli, «la parcomania esasperata» ha prodotto solo grandi danni ambientali ed economici.

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