Il sottosegretario Luigi D’Eramo ha ribadito che il governo non intende procedere al commissariamento dell’Enci; Pd insoddisfatto per la risposta all’interrogazione.
«Non sussistono in alcun modo le condizioni per procedere al commissariamento» dell’Enci: per la terza volta in meno di due mesi Luigi D’Eramo, sottosegretario all’Agricoltura in quota Lega, risponde allo stesso modo all’interrogazione delle opposizioni; l’ultima l’aveva presentata il Partito democratico dopo un’altra inchiesta di Report.
L’Enci, ribadisce D’Eramo, è infatti un ente di diritto privato, sul quale il ministero non ha alcun potere gestionale: la sua vigilanza si limita «alla tenuta dei libri [genealogici] e dei registri» delle razze di cani; per il resto l’Enci, «che non riceve contributi pubblici», mantiene una «completa autonomia gestionale, finanziaria e operativa».
Peraltro, chiude D’Eramo, nel bilancio dell’Enci non si rilevano «irregolarità contabili, né ammanchi o investimenti rischiosi in grado di generare perdite; piuttosto […] attivi […] importanti», grazie ai quali la dirigenza ha potuto disporre investimenti «ispirati ai criteri di gestione sana e prudente, garantendo comunque risorse per assicurare la normale amministrazione».
Per il Partito democratico, che chiede di confrontarsi direttamente col ministro Lollobrigida, la risposta è insoddisfacente. «Il governo» commenta Stefano Vaccari «continua a sostenere che l’Enci sia un’associazione privata, senza riconoscere che la gestione dei libri genealogici è d’interesse pubblico; e che in caso di criticità il ministero può intervenire con poteri sostitutivi». Vaccari segnala che la gestione dei libri «genera oltre dieci milioni di euro per diritti, manifestazioni e pedigree, mentre le inchieste giornalistiche rivelano gravi irregolarità». Resta intatto l’invito a nominare un commissario.
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